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sabato 12 settembre 2009

CVS su Mac. Un esercizio di pazienza.

La questione CVS su piattaforma Mac è quantomeno problematica, sempre che facciate parte di coloro che desiderano un livello medio di personalizzazione e di scelta e occupiate il tempo a lavorare ( o divertirvi) invece di far funzionare gli strumenti che dovrebbero farvi lavorare (o divertirvi). Coloro che si divertono a smanettare per il gusto di smanettare non sono tra questi per cui è inutile che continuino la lettura di quanto segue.

Hi! I’m a Mac!
E devo installare un client CVS sul mio OS X 10.5 aka Leopard.
Dopo estenuante ricerca sono giunto ad un bivio consistente di due opzioni:
Supponiamo che un Mac Guy debba installare il client cvs su OS X.
Avrebbe due opzioni:


  1. Installare i Developers Tools

  2. Usare un client self contained



La prima opzione costringe alla installazione di un pacco dono di 1GB (versione personalizzata della installazione. Altrimenti sono 3GB e passa) con un mare di (in)utilities per testare la applicazione in Cocoa che non scriverete mai. Assieme al pacco dono di cui sopra, verranno installati anche il server ed il client cvs, certo.
Questa opzione, è palese, obbliga l’utente ad installare software, compilatori e strumentini vari di cui non avrà mai necessità.
Si obietta da più parti che ‘tanto con quello che costa un HD al giorno d’oggi…’ ma non è questo il problema. Non è infatti il costo il maggior deterrente a questa opzione. Non è la mera occupazione di spazio su disco che potrebbe essere usato chessò per la vostra libreria iTunes, I vostri progetti personali, le vostre foto, le immagini a 300dpi e quelle a 72dpi per lavorare, MySQL e I database con tanti bei files php in fila come piccoli indiani, il software che usate ogni santo giorno per lavorare, comunicare, divertirvi insomma tutte queste cosucce inutili. No, non è questo.
Costringere l’utente ad installare un mare di inutilità per 3mb (tanto ‘pesa’ cvs) che gli occorrono è non dare scelta. Non avere scelta. O il pacco dono, o il nulla. Questo è qui che fa problema.
Se optate per la via maestra come Apple ve la indica, allora installate il pacco dono e morta là. Avrete il vostro client cvs.

Potreste optare, si fa per dire, anche per darwinport, macports oppure fink ma, guarda caso, tutte e tre le opzioni richiedono I Dev Tools installati quindi tanto vale ignorarli ed installare cvs direttamente con I Dev Tools.

A questo punto della nostra storia dobbiamo introdurre altri due personaggi:
La Differenza e La Unione.
Dovrete settare il vostro client per discorrere amichevolmente con il server cvs, fare una working copy sul vostro HD (si, sempre quello pieno di 3GB di roba inutile per voi). Come farlo senza aprire il santo terminale?
Cercate su macupdate quello che fa per voi.
Trovate su macupdate 5 software di cui:


  1. 3 PPC

  2. 1 Universal

  3. 1 versione freeware/pro a pagamento



Scartiamo, essendo come siamo avvezzi alla potenza di rosetta che più che stele è supplizio, I software ppc e ci dirottiamo sugli unici 2 (due) universal.
Il primo, richiede cvs già installato e vi permette le più comuni operazioni. Almeno sembra ad una prima occhiata.
Ad un uso più articolato, diciamo di 5 minuti, troviamo che non è possibile usare un diff-merge software di nostra scelta, quello che già di norma usiamo. O usiamo filemerge (contenuto nel pacco dono di cui sopra) oppure il vecchio e santo diff. Bene. E se volessi usare TextWrangler o qualsiasi altro? L’help tace e noi con lui.

Spendiamo due parole sul tanto decantato filemerge. Due parole di nome e di fatto. Non serve. Chiunque abbia usato winmerge (freeware) si ritroverà con volto basito di fronte a questa finestra dalla quale non si può fare direttamente alcuna operazione sui file in comparazione, i quali comandi sono messi in un comodissimo menu a tendina perché, ci hanno comunicato, gli icon designer di apple erano al momento in vacanza e non hanno avuto il tempo di preparare alcunché da pigiare ed i programmatori, per protesta contro le vacanze, a loro dire, inique di questi ultimi, hanno scioperato proprio nel momento in cui dovevano implementare il menu contestuale.

Insomma, non tiriamo neppure in ballo nomi illustri come Araxis e quant’altro in compagnia di filemerge. Lasciamo laddove si trova (nella cartella Dev/Application) e non ci pensiamo più.
Il secondo, di cui parleremo meglio dopo, va già molto meglio (dopo filemerge il mondo pare sorriderci e gli augelli far festa).
Che non vi venga in mente però di usare spaces con smartcvs. Che non vi venga in mente di usare la keyboard per switchare applicazioni. Un bug nel software lo rende inutilizzabile ogni volta che lo richiamate dal command+tab a partire da uno space diverso da quello ove lui si trovi.
Quindi, in summa, o non usate spaces oppure vi preparate a spostarvi di volta in volta da uno spazio all’alto alla ricerca del nostro (NonTanto)SmartCVS.
Dimenticavamo di aggiungere che la versione pro costa $80 (bug incluso, of course. E’ terminato il tempo nel quale acquistando un software avevi diritto all’uso normale di quest’ultimo).

Seconda opzione: usare un self contained client
Quali sono I candidati?


  1. Eclipse (e parentela)

  2. Il già visto (NonTanto)SmartCVS.




Entrambi in java per cui non attendetevi UI spettacolari, effetti speciali, riflessioni, eyecandy, yadayada (questo non è per forza di cose un male) e prestazioni al fulmicotone (questo è male).

Eclipse: download base con cvs client, diff e merge integrato. Nulla di più. 134MB e vi togliete il pensiero.
Affrontate le bizze del workspace (idiosincrasia di eclipse), fate il setup del repo, procedete al check out, attendete nel mentre che i vari dialoghi di eclipse si susseguono informandovi che sta presentandosi al server cvs e facendo I convenevoli del caso e, infine, molto in fine, avrete la vostra working copy.
A questo punto mica vorreste lavorare al vostro progetto con eclipse? Naaaaaa!
Fate partire il vostro fido TextMate ed iniziate a lavorare.
Dopo modifiche intensive vorreste procedere al commit. Ignari dello splendido isolamento nel quale eclipse vive e vegeta pensando che tutto ciò che non accade nel suo workspace semplicemente non è mai esistito e mai esisterà, vi accingete alla operazione tranne poi notare che eclipse non ha rilevato alcuna modifica effettuata nei files del progetto dato che sono state effettuate non con il suo editor.
Niente paura. Dovrete solo svegliare eclipse con un bel command+r perché si accorga di quanto è accaduto. Dopodiché, switchate modulo e procedete al commit. Andate a questo punto a prepararvi un bel caffè perché di tempo eclipse, tra connessione, recupero dell’indice dal repo e quant’altro, ce ne mette per questa operazione.

Hi! I’m a PC.
Equivalente di tutto ciò in Windows?
Installare TortoiseCVS (Freeware) 15MB
Installate Winmerge (Freeware) 2.90MB
Indicate a Tortoisecvs, con segno di spunta nelle preferenze, che volete usare winmerge per le operazioni di diff/merge.
Lavorate.

Windows, in questi contesti, è lontano. Altrove. Quasi nelle sfere celesti.

venerdì 13 giugno 2008

Mac OS X Jaguar (10.2) accessibility model. Anno Domini 2002





Documentazione Ufficiale sul Model/Object in Cocoa/Carbon Applications.

domenica 25 maggio 2008

Flow. Ovvero l'UI Design non é semplice belletto

Dopo anni ed anni di hype, attese, rinvii, closed beta, é giunto finalmente il tanto a-priori decantato Flow. Client FTP, si diceva, destinato a dare una svegliata alla nicchia di mercato in questione.

Le reazioni degli utenti sono state immediatamente divise tra coloro che subito se ne sono innamorati, tessendo le lodi della GUI e dei suoi dettagli curati, e coloro che, invece, hanno cominciato ad indicare in direzione dei suoi innumerevoli bugs e del marketing hype attorno alla applicazione spingendosi fino alla posa pseudo-geek della esaltazione vuota della mera funzionalità a scapito dei dettagli grafici della GUI.

Diciamo subito che ingenerare hype non è ipso facto male se a questo segue un prodotto degno del battage pubblicitario. Non concordo, né mai concorderò, con coloro che, per spirito di illusorio elitarismo, tendono a denigrare senza fondamento un prodotto, qualsiasi prodotto, solo in base ai riscontri di marketing.

Non é poi affatto male considerare una applicazione anche dal punto di vista di mera cura dei dettagli grafici. E' un elemento fondamentale nella User Experience e non va mai tralasciato (come spesso vedo fare, su Windows soprattutto).

Il problema qui è che a tutto questo hype e alla innegabile cura dei particolari non corrisponde un prodotto all'altezza. Questo, sia bene inteso, non per gli innumerevoli bugs che affliggono l'applicazione (siamo oramai abituati ad essere beta testers paganti) ma per una scelta ben precisa di Interface Design che, pretendendo di innovare, butta nel cestino la usabilità.

flow.png

L'approccio mono-window che Flow persegue non si adatta al task per il quale si propone che é non la semplice esplorazione e manipolazione di cartelle in remoto ma la interazione tra la copia locale e quella in remoto degli stessi files.

Storicamente questo approccio ha un genitore che possiamo vedere in azione in qualsiasi software destinato alla operazione di diff/merge su files.

Apple FileMerge, ad esempio.

filemerge.png

Qui il file viene comparato linea per linea con il proprio antecedente o conseguente in cerca di variazioni che si andranno opportunamente a incorporare nella versione che andremo a considerare definitiva.

Il task che viene associato ad un client FTP è proprio quello della navigazione sincronizzata, un primo controllo delle versioni tra locale e remoto, l'upload ed il download di files verso e da remoto. In altre parole, la interazione tra locale e remoto. Per questa semplice ragione, Flow fallisce il suo compito in quanto costringe l'utente ad avere un'altra applicazione esterna aperta ed attiva per portare a termine con successo quello che dovrebbe essere il suo fine primario.
Occorre infatti avere una finestra del Finder in supporto altrimenti l'utente sarà impossibilitato a fare nient'altro che operazioni sulle cartella in remoto a partire dalla cartella in remoto, in modo chiuso ed esclusivo.
L'utente quindi si trova intrappolato nella applicazione e per trovare una via efficace di uscita dall'impasse deve ricorrere ad ancore di salvataggio esterne.

Questo è cattivo Interface Design in quanto una cosa è cercare appoggio in applicazioni specifiche per task specifici che esulano dal compito primario della applicazione (aprire un file testuale per modificarlo dal client ftp stesso, ad esempio), un'altra é ricorrere ad aiuti esterni per portare a termine la operazione primaria per il quale un client ftp esiste.

Scrivo questo dopo aver tenuto Flow in test per tutto il periodo di prova e ciò che salta immediatamente all'occhio é confermato nell'uso quotidiano.

Innovare nell'Interface Design non é 'famolo strano' né prendere, come in questo caso, un paradigma da una applicazione (in questo caso il Finder stesso, le iApps etc) e trasportarlo senza residui su di un task diverso.
La contaminazione, quando possibile, occorre filtrarla e tirar fuori solo quello che può essere utile rigettando ciò che, a livello di usabilità, ingenera disfunzioni nella efficacia della UI.

Ben venga dunque la cura dei particolari della UI ma che venga dopo un attento studio sul pattern comportamentale dell'utente della propria applicazione e sul task e sub-task che occorre portare a termine.

Molto rumore per meno che nulla, potremmo dire.

mercoledì 2 aprile 2008

Outspring Email. Il client di cui nessuno sentiva il bisogno.

Un nuovo client email per OS X, sorto dalle ceneri di una vecchia gloria, ha goduto delle luci della ribalta in questi giorni. E, forse, sarebbe stato meglio per lui il contrario.

Premettiamo il costo di questo nuovo 'giocattolo': 99$.
In altre parole, quasi il costo di Contactizer Pro Edition, quasi il doppio di Contactizer Express Edition, quasi il costo della intera Suite Office in versione Home e Student (e quindi con Entourage come PIM), pericolosamente vicino a Merlin.
Certo, alcuni dei software sopra elencati non sono Client Email ma si integrano perfettamente con mail.app permettendo una gestione della posta molto articolata.

Cosa offre Outspring Email che altri non offrano per giustificare simile scelta nel pricing?

Al primo avvio Outspring ci presenta un wizard per importare mail e setup da mail.app. Il setup è ottimo e veloce, anche e sopratutto a livello di presentazione lato GUI e semplicità.

L'applicazione si presenta negli shots curata ma fa un effetto meno piacevole in presa diretta. Molti particolari denotano scarsa attenzione ai dettagli.
Segnaliamo:
Icona dell'applicazione la cui qualità lascia molto a desiderare


Icone delle mailboxes stile OS9 che poco o nulla hanno a che fare con lo stile di Leopard (o Tiger) e danno un tocco cartoonish al tutto con buona pace del prezzo 'pro'.

Icone sulla sort toolbar che sono, se possibile, anche peggiori di quelle delle mailbox (in quanto pur essendo consistenti con queste ultime, a scala ridotta hanno una resa molto inferiore).


Su questo ultimo punto riaffermo la mia profonda antipatia per coloro che devono sempre reinventare la ruota. Se mail.app, Entourage et al seguono la stessa convenzione e usano icone in scala di grigi o testo nero per dare indicazioni all'utente sulla colonna, perchè mai alcuni developers si ostinano a metter su queste chiazze colorate che risultano illegibili a quelle dimensioni?
Sarebbe il caso di darsi una lettura alle Apple HIG.

Outspring Email non offre, al contrario di mail.app, alcuna possibilità di registrare l'allegato direttamente dal viewer pane nè una preview veloce. Dunque nessun 'registra tutti' . Occorre fare right click e selezionare un non meglio identificato 'download image'. Perchè poi occorra scaricare una immagine che è già sull'HD non mi risulta chiaro.



Da segnalare la pessima idea di piazzare di default questo footer su tutti i messaggi inviati.

Come volevasi dimostrare, questo footer non può essere modificato nè cancellato. Credevate il contrario?
Non posso dire se, una volta registrato, Outspring Email si degnerà di darci il controllo su cosa ci va e cosa non ci va nelle mail da noi inviate.

Fastidioso oltremodo è che ad ogni avvio Outspring Email non ricordi lo stato precedente nè per quanto riguarda le cartelle e l'utima mail selezionata nè per quanto riguarda i task aperti nel task pane (mailboxes in non collapsed state, cartelle selezionate e così via)

Non ho avuto finora la gioia di vedere all'opera il famigerato The Brain che è la feature più strombazzata di Outspring Email per cui non spenderò parola al riguardo.



Per quanto mi sia sforzato cercando in lungo ed in largo per le preferenze, non ho scovato alcuna possibilità di settare un check automatico delle caselle di posta ad intervalli scelti dall'utente. Outspring Email sembra fare il check di continuo ad intervalli brevissimi e scelti a priori (dagli sviluppatori che non si curano degli utenti cui pure vorrebbero vendere il loro software), con divertimento del server di posta del vostro provider.

Ottima la configurazione in contesto degli stili di visualizzazione degli header, delle colonne e del task pane.


Quest'ultimo però rivela un default scelto non bene in quanto la apertura dell'HUD è, comunque vada, a partire dalla posizione del pulsante senza tener conto della posizione sullo schermo di quest'ultimo. Abbiamo dunque casi regolari (a meno di non avere la finestra perfettamente centrata sullo schermo oppure schermo ad alta risoluzione) di 'uscita dallo schermo'.
(il lato sinistro della immagine sotto è l'angolo sinistro dello schermo)



Il resto? Più o meno quello che ogni client email free ci offre di già.

A peggiorare la triste situazione si aggiunge anche un web site che è a dir poco sconsiderato in quanto a comunicazione ed in quanto a branding.

Stock Joomla! Theme tanto per cominciare. Per una azienda che vorrebbe vendere un prodotto pro destinato, quindi, all’utente attento ai dettagli con un costo non proprio accessibile, il meno che si possa fare è segnalare il proprio sforzo e la propria presenza come azienda in modo chiaro con un branding preciso e indirizzato agli utenti target. Ed invece…scarica Joomla!, copia incolla testo qualsiasi, metti su qualche immagine ed abbiamo il sito che si occuperà di promuovere e presentare il nostro software. Tutto giusto.

Si continua con una mera paginetta che dovrebbe convincere l’utente interessato ad almeno esser tentato a provare il software in questione. Screenshots esplicativi? Dimenticateveli. Screencasts? Tecnologia futuristica! Guided tour? Troppo sforzo.
Si trova in rete una mole di progetti OOSS con una capacità di comunicazione e coinvolgimento nel prodotto da cui i nostri potrebbero trarre insegnamento.

Viene il dubbio che costoro il software non lo vogliano vendere.


Conclusioni

Se usate mail.app o Entourage, è inutile che diate una occhiata al nostro wannabe. Niente di nuovo sotto il sole per voi. Passate oltre.

Se non siete contenti di mail.app, indirizzatevi altrove
Mailsmith
Powermail
meno costosi, meno luccicosi ma più funzionali.

In altre parole, risparmiatevi i 95$.


ps. Avrei molta curiosità circa la scelta della politica di pricing di questo client. In base a quali astruse categorie mentali avranno deciso questo prezzo dato ciò che offrono in cambio?